mercoledì 18 maggio 2011

Carne elettrica. Claro nella collana Gog di Nutrimenti



La copertine delle edizioni italiana e  francese a confronto.

E dopo Madman Bovary venne Chair électrique. La cifra del pun, del gioco linguistico, ritorna nelle titolazioni dei libri di questo funambolico scrittore francese. “Chair” in francese significa “carne”, ma è evidente come il riferimento sia alla “electric chair”, tanto famigerata quanto presenza stranamente insolita nella letteratura americana.
Il pun ci introduce immediatamente nell’universo di Carne elettrica (Nutrimenti, collana Gog, cura di L.G. Luccone, pag. 100, euro 14). Qui la lingua è centrale, protagonista indiscutibile, come è giusto che sia: spesso ce ne dimentichiamo, distratti dalle storie e dal loro appiccicoso protagonismo, ma la lingua e il suo altrettanto appiccicoso protoganismo devono rimanere centrali, se la letturatura ci interessa ancora per davvero. E se questa lingua scoppiettante, nervosa e viscerale passa anche attraverso la traduzione, significa che Stefania Ricciardi ha dato riprova di essere una brava traduttrice (Lolita Pille, il forse sottovalutato Didier van Cauwelaert, Caroline Lamarche e Karine Tuil sono i nomi degli autori su cui si è cimentata), sicuramente consapevole di cimentarsi a sua volta con il traduttore francese di Barth, Pynchon e Rushdie.

Cosa succede in Carne elettrica? Il boia Howard Hordinary rimane disoccupato. Lo stato per il quale lavora abbandona la sedia elettrica per un’altra arma letale: l’iniezione. H.H. passa quindi la vita a collezionare: ecco allora la sua vita popolata con il primo esemplare di sedia elettrica e con altri cimeli del mago Houdini (ancora le iniziali H.H. che ritornano), del quale si dice discendente. Altra presenza fondamentale di questa storia è Thomas Edison. Il nostro Howard trascorre il suo tempo in cantina, in un ossequio feticista verso queste due ingombranti figure: la prima, Houdini, il mago escapologo, è probabilmente una metafora riuscita della scrittura e dell'intimo funzionamento della lingua; la seconda, Edison, fu a capo di quella équipe di scienzati che si prodigò in mille sperimentazioni di questa macchina mortale usando come cavie animali di ogni tipo e viene assunto a principale esponente di una barbarie e di una follia soltanto umana. Al lettore il gusto scoprire i motivi e gli intrecci di Claro. Howard, il nostro disoccupato protagonista, si siede sulla sedia, si procura la scossa e inizia degli allucinati trip che intersecano la sua storia a quelle del mago e dello scienziato.

Qualche post fa, recensendo il libro di Enrico Bellone, ci siamo trovati a parlare di “mente incarnata”. Proviamo a vedere applicata questa suggestione al libro di Claro, proviamo a leggerlo pensando che la scrittura sia il corpo e che la lingua sia una specie di strumento di tortura a disposizione dell’autore sul proprio corpo, tanto che Claro stesso ne ha parlato in termini di romanzo “sur les différentes vitesses qu'un corps peut endurer pour échapper à lui-même”.

E infine lasciatemi divertire! Quando questo blog è partito ho scritto che mi sarei ritrovato talvolta a parlare anche di progetto grafico nel suo complesso. Con la collana Gog di Nutrimenti mi sento di segnalare uno dei più interessanti esperimenti di questi anni: nome della collana (omaggio a Giovanni Papini), carta povera della copertina, lettering dedicato, illustrazioni esterne e interne, una consapevolezza di quella cultura tipografica che ha fatto grande l’Italia nel mondo reperibile persino nei titoli di coda del libro: tutto pare concorrere ad un metodo di lavoro che si può immaginare olistico, dove un continuo scambio tra curatore, traduttore, illustratore e casa editrice consente di offrire qualcosa di più che un semplice testo dentro un semplice packaging. Qui si percepisce ancora passione, amore per il proprio mestiere. Peccato che la collaborazione tra Leonardo G. Luccone e Nutrimenti si sia da poco interrotta. Per Luccone inizia la nuova avventura della rivista Watt, coadiuvato dalla grande esperienza in ambito grafico di Maurizio Ceccato.

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